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FEF XX

La XX edizione del FESTIVAL DELL’ECCELLENZA AL FEMMINILE si svolgerà a Genova dal 15 ottobre al 13 dicembre 2024, con il titolo Next Generation WomenROLE PLAY. I RUOLI, in residenza al TEATRO NAZIONALE DI GENOVA e con il sostegno del FUS – Ministero della Cultura e in collaborazioni con Istituzioni e soggetti pubblici e privati nazionali e locali.
Anche in questa edizione il Festival intende affermarsi come luogo internazionale d’incontro di attrici, registe, artiste, compagnie, performer, drammaturghe, scrittrici, per dare continuità al percorso artistico iniziato negli anni precedenti, sperimentando linguaggi, drammaturgie e nuovi modi di concepire i ruoli delle donne nello spettacolo, nella cultura e nella società.
L’attenzione nei confronti dei ruoli ha l’obiettivo di promuovere una visione sempre più paritaria, punto cruciale e strategico per lo viluppo sostenibile verso il 2030, oltre ad essere elemento importante anche nell’indagine di sé. Il gioco di ruolo in particolare in teatro permette di rompere la barriera della realtà per viaggiare nel tempo o costruire storie e universi fantastici, impersonando altri personaggi e sfidando le barriere culturali, per immaginare un mondo che si plasma “giocando/recitando” sulla scena, in una polifonia di espressioni artistiche e significati. Il Festival risponde al Goal n 5 dell’Agenda ONU 2030.

ROLE PLAY è il tema scelto quest’anno per il Festival dell’Eccellenza al Femminile/FEF che giunge alla XX edizione con la direzione artistica di Consuelo Barilari e un programma che va dal 15 ottobre al 13 dicembre 2024. Il gioco di ruolo è un elemento chiave nell’indagine di sé. Come possiamo rispondere alle domande: Chi sono? Cosa vorrei essere? Come mi vedono gli altri? Quale vita vorrei abitare? Sono fedele al mio vero io? Domande che il Festival dell’Eccellenza al Femminile e il Teatro Nazionale di Genova con il caleidoscopio di spettacoli invitano a porci.

L’idea parte proprio dal Gioco di Ruolo che il Teatro ci permette di vivere, rompendo le barriere della realtà, del tempo e delle regole sociali, facendoci immedesimare in storie e universi fantastici giocando/ recitando sulla scena. Il programma della XX edizione intende capovolgere le dinamiche dei ruoli, mettendo simbolicamente il pubblico al centro della scena, invitandolo a Teatro per specchiarsi nelle emozioni di straordinari spettacoli con molte novità: una graffiante rassegna di Teatro Comico al Femminile, gli appuntamenti speciali di Stand Up Poetry con il Menu della Poesia, le opere di critiche teatrali, scrittrici e giornaliste portate in scena in prima persona insieme a straordinarie interpreti, la kermesse multidisciplinare internazionale di pluripremiate nuove registe e performer che si cimentano dal mito al contemporaneo ribaltando i ruoli tra i generi dello spettacolo,  arricchendo il programma con la partecipazione di straordinari uomini interpreti e registi che nel gioco di ruolicercano sul palco il femminile che li abita… ROLE PLAY è un meccanismo straordinariamente divertente che su diversi piani ci guida nel Festival facendoci riflettere. Consuelo Barilari

IL CALENDARIO DELLA RASSEGNA TEATRALE dal 15 ottobre al 13 dicembre
Gli spettacoli della rassegna teatrale del Festival dell’Eccellenza al Femminile, ad eccezione di Nonostante voi (23 novembre Teatro dell’Arca), sono all’interno della stagione del Teatro Nazionale di Genova. Fino al 12 luglio è attiva la promozione per gli abbonamenti 2024/2025.

https://www.teatronazionalegenova.it/promozione-abbonamenti-2024-2025/

GLI SPETTACOLI

15 e 16 ottobre – SALA MERCATO

VORREI UNA VOCE

di e con Tindaro Granata con le canzoni di Mina
disegno luci Luigi Biondi; costumi Aurora Damanti
regista assistente Alessandro Bandini
produzione LAC Lugano Arte e Cultura in collaborazione con Proxima Res
partner di produzione Gruppo Ospedaliero Moncucco

Scritto e interpretato da Tindaro Granata, Vorrei una voce è uno spettacolo in forma di monologo costruito attraverso le canzoni di Mina cantate in playback, fortemente ispirato dal lungo percorso teatrale che l’autore e attore siciliano ha realizzato al teatro Piccolo Shakespeare all’interno della Casa Circondariale di Messina con le detenute di alta sicurezza, nell’ambito del progetto Il Teatro per Sognare. Il fulcro della drammaturgia è il sogno: perdere la capacità di sognare significa far morire una parte di sé. Vorrei una voce è dedicato a coloro i quali hanno perso la capacità di farlo.

“Ero un giovane uomo, lavoravo, avevo una casa, una macchina e soprattutto persone che mi amavano, ma avevo smesso di provare gioia per quello che facevo, non credevo più in me stesso e in niente – dichiara Granata. Non so come sia successo. Un giorno mi sono svegliato e non mi sono sentito più felice, né di fare il mio lavoro né di progettare qualsiasi altra cosa. Quando mi arrivò la telefonata di Daniela Ursino, direttore artistico del teatro Piccolo Shakespeare all’interno della Casa Circondariale di Messina, con la proposta di fare un progetto teatrale con le detenute ‘per farle rivivere, sognare ritrovando una femminilità perduta’, capii, dopo averle incontrate, che erano come me, o forse io ero come loro: non sognavamo più. Guardandole mi sono sentito recluso, da me stesso, imbruttito da me stesso, impoverito da me stesso. Avevo dissipato, inconsapevolmente, quel bene prezioso che dovrebbe possedere ogni essere umano: la libertà. Proposi così di fare quello che facevo da ragazzo quando ascoltavo le canzoni di Mina: interpretavo le mie storie fantastiche con la sua voce.

Con le detenute abbiamo messo in scena l’ultimo concerto live di Mina, tenutosi alla Bussola il 23 agosto 1978. L’idea era quella di entrare nei propri ricordi, in un proprio spazio, dove tutto sarebbe stato possibile, recuperando una femminilità annullata, la libertà di espressione della propria anima e del proprio corpo, in un luogo che, per forza di cose, tende quotidianamente ad annullare tutto questo. Ognuna di loro aveva a disposizione due canzoni di Mina e, attraverso il canto in playback, doveva trasmettere la forza e la potenza della propria storia per liberarsi da pensieri, angosce, fallimenti di una vita. Mi sono trovato, con loro, a cercare il senso di tutto quello che avevo fatto fino ad allora. Non voglio e non posso portare in scena le mie ragazze del Piccolo Shakespeare di Messina, perché quello che abbiamo fatto dentro quel luogo di libertà che sta dentro un carcere è giusto che rimanga con loro e per loro. In Vorrei una voce in scena ci sono solo io, delle ragazze mi porto i loro occhi, i gesti, le loro lacrime e i sorrisi. Grazie a loro racconto storie di persone che dalla vita vogliono un riscatto importante: vogliono l’amore per la vita, quella spinta forte ed irruente che ti permette di riuscire a sopportare tutto, a fare tutto affinché si possa realizzare un sogno.”

 https://www.teatronazionalegenova.it/spettacolo/vorrei-una-voce/ 


23 ottobre – SALA MERCATO

ELENA

di Ghiannis Ritsos
Regia Elena Arvigo
Con Elena Arvigo e Monica Santoro
Scene e costumi: Elena Arvigo
Assistente alla regia: Monica Santoro
Consulenza musicale Ariel Bertoldo
Collaborazione scene: Maria Alessandra Giuri
Consulenza al testo: Francesco Biagetti
Una produzione Teatro OUF Off con Compagnia Elena Arvigo (Associazione SantaRita &Jack teatro)

Chi è Elena? La regina di Sparta? Perché ci fu la guerra di Troia? La guerra è forse sempre per un inganno?
Chi sono gli eroi? E dopo la guerra, cosa rimane? In questo viaggio ogni nuovo pensiero mette in discussione il precedente. “Elena “è il racconto di un viaggio nel tempo che solo il mito ci concede di fare e rifare per rinnovare il senso e la coscienza di ciò che fu.

ELENA nella traduzione di Nicola Crocetti, fa parte della raccolta °Quarta dimensione” ed è stato scritto da Ghiannis Ritsos durante gli anni di detenzione nei campi di concentramento di Karlovasi (Samo) del regime militare dei colonnelli, che presero il potere in Grecia dal ‘ 67 al ‘ 74. La maschera della mitologia servì al poeta per eludere la rigida censura del regime: fingendo di scrivere della classicità denunciava la tragica realtà di un Paese schiacciato dalla morsa dei moderni tiranni. L’Elena di Ritsos, dall’età indefinibile, è il simbolo della sua caducità di ogni cosa. Elena riflette sul passare del tempo che tutto travolge: ricordi, affetti, eventi; rievoca l’antico splendore; si duole della inevitabile perdita di senso delle cose: «a poco a poco le cose hanno perso senso, si sono svuotate; d’altronde ebbero mai alcun senso?». Ma ecco apparire in questo naufragio esistenziale una speranza fuggevole ma tenace, come le erbacce che, malgrado tutto, crescono sulle rovine e le ricoprono. C’è qualcosa che si salva dalla distruzione: la volontà indomita dell’uomo di combattere per il suo sogno, quel resistere alle ingiustizie che forma il nucleo della storia umana e ne attesta la bellezza: “Eppure – chissà –là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che inizia la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell’uomo.”

Questo spettacolo fa parte del progetto “Le Imperdonabili” inaugurato da Elena Arvigo nel 2013 su figure di donne, testimoni scomode mitiche e reali, del loro tempo. l’atto giornalistico e l’atto poetico diventano così simbolo e testimonianza di una resistenza, prima di tutto, del pensiero. https://www.teatronazionalegenova.it/spettacolo/elena-elena-arvigo/


24 ottobre – SALA MERCATO

4:48 PSYCHOSIS


di Sarah Kane
traduzione Barbara Nativi
regia Valentina Calvani
con Elena Arvigo
musiche originali Susanna Stivali
scene, costumi e luci Valentina Calvani e Elena Arvigo
produzione SantaRita & Jack Teatro con sostegno Teatro Out Off

4:48 Psychosis è l’ultimo testo scritto da Sarah Kane, una partitura lirica, una sinfonia sull’amore e sull’assenza di amore attraversato in versione integrale da Elena Arvigo che dà voce e corpo ad uno dei testi più controversi, assoluti e intimi del teatro contemporaneo mondiale. Non aderisce alla forma teatrale convenzionale: La parola della Kane è flusso di pensiero: 24 quadri in cui non ci sono indicazioni per la messa in scena né temporali né psicologiche.  4:48 Psychosisdescrive il luogo senza confini, senza le barriere che dividono la realtà dall’immaginazione.  4:48 Psychosis racconta la fragilità dell’amore, la ribellione dall’ordine costituito, la tenacia di fronte all’irrinunciabilità della speranza sentimentale. 4:48 Psychosis non è dunque l’ultima lettera di un suicida ma una preghiera, una richiesta di ascolto e di amore. 4:48 Psychosis perché viviamo in una società sorda, anestetizzata in cui non c’è spazio per emozioni così estreme, forti, devastanti. Una società che si ostina a “voler curare”, invece che “prendersi cura”.  C’è bisogno di un teatro che risvegli “nervi e cuori” e 4:48 Psychosis porta alla luce il desiderio di speranza celato nel disagio, offrendo al pubblico l’opportunità di riscoprire il senso di compassione e umanità affinché la speranza diventi una possibilità mai più tradita. Questa lettura di 4.48 Psychosis non vuole essere uno spettacolo sulla follia ma uno spettacolo luminoso, un inno alla vita, nonostante la consapevolezza del suo essere effimera e sfuggevole riscoprendo così il senso vitale che abita ogni stato di dolore. Psychosis porta alla luce il desiderio di speranza celato nel disagio, offrendo al pubblico l’opportunità di riscoprire il senso di compassione e umanità affinché la speranza diventi una possibilità mai più tradita.
La materia è luminosa, perché dove c’è amore, lì c’è vita.
La follia non è “degli altri”. Nessuno è escluso.  Come dice Alda Merini: “La follia è la mancanza di qualcuno d’importante”.  La messa in scena è stato il risultato di un un “pas de deux” tra regista ed attrice rivolto ad ogni elemento della messa in scena. 4:48 Psychosis è stato rappresentato per la prima volta al Royal Court Theatre per la regia di James Macdonald nel giugno 2000. È l’ultimo testo di Sarah Kane, drammaturga inglese contemporanea.
https://www.teatronazionalegenova.it/spettacolo/448-psychosis/


24 ottobre – SALA MERCATO

UNA STORIA AL CONTRARIO

un progetto di e con Elena Arvigo
riduzione dal libro di Francesca De Sanctis
regia Elena Arvigo
regista collaboratore Ciro Massella
aiuto regia Monica Santoro
luci Laura De Bernardis
audio Brando Nencini

Il libro di Francesca De Sanctis da carta stampata diventa uno spettacolo teatrale. Il racconto della storia privata di Francesca diventa generazionale con lo sfondo della complessa vicenda dell’Unità, il giornale fondato quasi 100 anni fa da Antonio Gramsci e che nel 2017 sospende le pubblicazioni. Il racconto della storia personale, la famiglia, gli amori, i figli, la malattia si fonde con le vicissitudini di un mestiere e di una carriera da reiventare e ridefinire ad ogni passo. Francesca figlia, moglie e madre accompagna Francesca studentessa e poi giornalista tra le righe di questa storia commovente e piena di vitalità. Nonostante. Ogni piccola vittoria ha i suoi nonostante, ma, a saper guardare da vicino, sono proprio i nonostante di ogni storia a rendere quella storia un racconto di vita unico e straordinario.
Francesca De Sanctis è giornalista professionista e critico teatrale. Dopo aver conseguito la specializzazione presso la Scuola di giornalismo dell’Università di Bologna ha collaborato con diverse testate nazionali fino ad approdare all’Unità. Già Vice Capo Servizio delle pagine di Cultura e Spettacoli del quotidiano fondato da Gramsci, dove ha lavorato dal 2002 al 2017, oggi scrive principalmente per l’Espresso e il Venerdì di Repubblica. Ha curato il programma “M” di Michele Santoro, andato in onda su Rai 3, e ideato e diretto per anni il Festival di teatro civile CassinoOff.
https://www.teatronazionalegenova.it/spettacolo/una-storia-al-contrario/


25 ottobre – TEATRO ELEONORA DUSE

MIO EROE

 
di e con Giuliana Musso
regia Giuliana Musso
collaborazione alla drammaturgia Alberto Rizzi
scene e assistenza Tiziana De Mario
musiche eseguite da Andrea Musto
direzione tecnica Claudio “Poldo” Parrino
foto Adriano Ferrara
sarta Nuvia Valestri
produzione La Corte Ospitale con il sostegno di MiC e Regione Emilia-Romagna
PREMIO CASSINO OFF 2017
SELEZIONATO DA ITALIAN PLAYWRIGHT PROJECT 2019

Il tema generale è la guerra contemporanea, il soggetto è ispirato alla biografia di alcuni dei 53 militari italiani caduti in Afghanistan durante la missione ISAF (2001- 2014), la voce è quella delle loro madri.
Le madri testimoniano con devozione la vita dei figli che non ci sono più, ne ridisegnano il carattere, il comportamento, gli ideali. Costruiscono un altare di memorie personali che trabocca di un naturale amore per la vita. Cercano parole e gesti per dare un senso al loro inconsolabile lutto ma anche all’esperienza della morte in guerra, in tempo di pace. Nell’alveo di questi racconti intimi, a tratti lievi a tratti drammatici, prende però forza e si fa spazio un discorso etico e politico. In Mio Eroe, la voce stigmatizzata della madre dolorosa, da sempre sequestrata nello spazio dei sentimenti, si apre un varco, esce dagli stereotipi, e si pone interrogativi puntuali sulla logica della guerra, sull’origine della violenza come sistema di soluzione dei conflitti, sul mito dell’eroe e sulla sacralità della vita umana. Il dolore delle madri può superare la retorica militaristica che ci impedisce di ragionare sulla guerra quando siamo difronte al feretro coperto dal tricolore e affonda con la forza dei sentimenti in una più autentica ricerca di verità. In queste testimonianze femminili il tema della pace e il tema della maternità risuonano per quello che ancora sono: pubblicamente venerati e segretamente dileggiati. Solo alla fine del monologo sarà forse visibile, come una filigrana in controluce, che la voce delle madri piangenti è la voce della razionalità umana.
https://www.teatronazionalegenova.it/spettacolo/mio-eroe/


26 ottobre – TEATRO ELEONORA DUSE

DENTRO una storia vera, se volete

Drammaturgia e regia Giuliana Musso
con Maria Ariis e Giuliana Musso
Musiche originali Giovanna Pezzetta
Consulenza musicale e arrangiamenti Leo Virgili
Scene Francesco Fassone Assistenza e direzione tecnica Claudio Parrino
Produzione La Corte Ospitale Coproduzione Operaestate Festival Veneto
Con il sostegno di MiC e Regione Emilia-Romagna
Spettacolo ideato per La Biennale Teatro ATTO IV NASCONDI(NO)
Si ringrazia per il supporto il Teatro di Artegna, l’Associazione Amici del Teatro, Servizi Teatrali S.r.l. – Casarsa (PN)

DENTRO è la messa in scena del mio incontro con una donna e con la sua storia segreta.
La storia di una verità chiusa dentro ai corpi e che lotta per uscire allo scoperto.
Un’esperienza difficile da ascoltare. Una madre che scopre la peggiore delle verità. Una figlia che odia la madre. Un padre innocente fino a prova contraria. E una platea di terapeuti, consulenti, educatori, medici, assistenti sociali, avvocati che non vogliono sapere la verità.
Il segreto ha un contenuto preciso e un fine positivo: protegge qualcosa o qualcuno.
Il segreto silenzia una verità che potrebbe danneggiare degli innocenti.
Anche la censura ha un contenuto preciso ma il suo fine è contrario a quello del segreto: danneggia gli innocenti, protegge vili interessi. Il tabù invece, per noi, oggi, è il puro terrore di sapere; quindi, il suo contenuto rimane ambiguo e indeterminato. In tutte le vicende di abuso sui minori che io ho conosciuto per voce delle vittime nessun colpevole è mai stato condannato. La violenza sessuale è un segreto che permane tutta una vita dentro alle case, dentro agli studi dei medici, degli psicoterapeuti o degli avvocati, in quelle dimensioni private in cui le vittime possono restare confinate senza venire riconosciute. I fini compassionevoli del segreto quasi sempre si fondono con quelli vergognosi della censura e con quelli inconsci del tabù.  L’esistenza stessa delle vittime, con la loro rabbia inavvicinabile o con il loro inconsolabile dolore, ci turba fino alle radici e così, pur di non maneggiare l’odio dei padri, deploriamo quello dei figli. Storia antica quanto il patriarcato: narrazioni che sono strategie di rimozione e occultamento, prime tra tutte la normalizzazione stessa dell’abuso e la colpevolizzazione della vittima. Persino le storie fondanti della civiltà occidentale sono tutte storie di traumi, eppure, mentre conosciamo tutto di Edipo, di Laio invece, il padre assassino, sappiamo ben poco.
Da sempre, pur di salvare l’ordine dei padri, costruiamo impalcature concettuali che fanno perdere consistenza alla realtà dei traumi e alla voce dell’esperienza. E se la nostra esperienza di violenza non può essere riconosciuta allora viene minata alla radice la nostra dimensione ontologica, noi stessi forse smettiamo di esistere.
DENTRO non è teatro d’indagine, è l’indagine stessa, quando è ancora nella vita, la mia stessa vita.
DENTRO non è un lavoro sulla violenza ma sull’occultamento della violenza.
DENTRO è un piccolo omaggio teatrale alla verità dei figli.
https://www.teatronazionalegenova.it/spettacolo/dentro/


29 ottobre – SALA MERCATO

UCCELLINI