Rassegna Teatrale – Il Maschile e il Femminile nel Mito
Primo bacino di riflessione sui temi della libertà e della legge e sulla nascita della democrazia, la tragedia greca, proiettata nella contemporaneità, diventa vivaio di sollecitazioni e stimoli di riflessione per leggere l’oggi. “Insieme alla democrazia, al teatro, all’arte e ai tanti lasciti originali ai greci dobbiamo anche una codificazione della differenza sessuale le cui conseguenze sulla condizione femminile offrono spunti di riflessione valide ancora oggi.[…]”
Eva Cantarella
Palazzo Spinola via Garibaldi 5 Otto gli spettacoli proposti, che hanno al centro dell’attenzione personaggi femminili e maschili del Mito, correlati da Incontri, Tavole Rotonde e Laboratori con la presenza di studiosi, esperti di diritto e storici, testimonial internazionali.
<11 novembre – ore 21.00 ELENA di GHIANNIS RITSOS. Con MARIANGELA D’ABBRACCIO, regia di F. TAVASSI.
La donna è vecchia e prossima alla morte. Ritsos utilizza Elena di Troia per raccontarci una donna immaginariamente pluricentenaria, assediata dal fantasma maledetto della propria antica bellezza.
“Ritorno ad affrontare Ghiannis Ritsos, dopo Fedra con Elisabetta Pozzi ho scelto Elena. Questa volta a rappresentare questo personaggio attraverso la lirica di un monologo straordinariamente visionario, è Mariangela D’Abbraccio. All’interno troviamo frammenti di Euripide e di Hofmannsthal, piccole citazioni per meglio chiarire al pubblico l’ispirazione al mito classico. Ritsos utilizza Elena di Troia per raccontarci una donna immaginariamente pluricentenaria, assediata dal fantasma maledetto della propria antica bellezza. Sola nel palazzo che fu teatro del suo rapimento da parte di Paride affronta i propri ricordi e l’arrivo della fine tra i pochi resti impolverati di gioielli e vestiti, trofei di un passato fiero, sottratti al saccheggio di giovani e sprezzanti ancelle. Intorno a lei la proiezione immaginaria di coloro che le dedicarono la vita fino alle estreme conseguenze. Con Mariangela la bellezza di Elena sarà espressa come la traccia di una antica maschera, ancorata alla fine della vita come ultima e beffarda espressione di una umanità trapassata, simbolo della resistenza alla devastazione del tempo e alla morte. L’Elena di Ritsos è la speranza, o meglio la consapevolezza (che è anche atto di fede del poeta), che qualcosa si salva sempre dal naufragio, dalla distruzione totale. Perchè chissà, là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che inizia la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell’uomo.”
Francesco Tavassi
<12 NOVEMBRE ore 21.00 – MATILDE DI CANOSSA, IL MITO NELLA CRISTIANITA’ di ALMA DADDARIO. Con EDOARDO SIRAVO, ALESSANDRA FALLUCCHI.
Lo spettacolo è incentrato su Matilde di Canossa (1046-1115), coraggiosa guerriera e governante, donna potente e di grande intelletto, consigliera di Papa Gregorio VII. Il femminile nel Medioevo diventa mito attraverso la Fede, il Potere e la Guerra.
Nasce per il Festival in mise en espace una coproduzione con la compagnia romana IL CARRO DELL’ORSA sulla figura di Matilde di Canossa, musa ispiratrice del Festival dell’Eccellenza al Femminile. Sette anni fa Manuela Kustermann, con la prima edizione del Festival, diede vita a un’altra Matilde di Canossa, che raccontava da una diversa prospettiva il mistero e l’affascinante vicenda della Donna più potente della Storia.
Matilde di Canossa: indomabile e solitaria guerriera, personaggio dentro un’epoca e fuori dalla propria (1046 – 1115). Sfidò i pregiudizi del tempo, e si schierò dalla parte della Chiesa contro i suoi stessi privilegi in nome di forti ideali riformatori, oltre che per un rapporto di grande stima e affetto che la legava a Papa Gregorio VII. Fu donna di grande spiritualità ma anche di lungimiranza politica e capacità diplomatica, una grande e tormentata personalità femminile combattuta tra la nostalgia della quiete dei monasteri dove la madre, Beatrice di Lorena, l’aveva fatta educare, e l’esercizio del potere dettato da un dovere di cui l’aveva investita la tradizione familiare prima, la Chiesa poi. Fu la donna più potente del suo tempo: un tempo di battaglie feroci, guerre, tradimenti, scomuniche, rivalità fra re e imperatori e potere papale. All’età di trent’anni, dopo le turbolente vicende di guerra che si erano succedute dalla morte del padre Bonifacio di Canossa e dall’assassinio dei fratelli, si era trovata a regnare e amministrare un territorio vastissimo: dal Lazio al Lago di Garda, dimostrando doti e capacità amministrative notevoli. Non ebbe un’infanzia tranquilla: quando il padre fu assassinato aveva solo otto anni. A diciotto anni vinse la sua prima battaglia, al comando delle truppe del patrigno Goffredo contro quelle dell’antipapa. I matrimoni, perlopiù combinati per motivi di alleanze politiche, furono tutti brevi e infelici, pur trattandosi di una donna di grande bellezza e fascino. Matilde riuscì a dominare un panorama politico complesso, dove nessuna donna mai aveva trovato spazio. Dopo anni di lotte e vicende alterne, Matilde si ritirò a Bondanazzo di Reggiolo nel 1115, e a 69 anni vi morì. Per volere di papa Urbano VIII fu trasportata a Castel Sant’Angelo. Nel 1645 fu definitivamente tumulata in San Pietro, in una tomba scolpita dal Bernini: “Onore e gloria d’Italia”.
La statua del Bernini raffigura Matilde che tiene nella mano sinistra un melograno simbolo della fertilità e nella destra una verga simbolo del potere. A questo dualità simbolica il Festival ispira il suo logo e l’immagine che lo rappresenta.
< 13 NOVEMBRE ore 21.00 – ELEKTRIKA Testo e regia di CARMEN GIORDANO. Con MAURA PETTORR E WOODY NERI
Il complesso di Elettra in un’opera techno, in un’atmosfera cyberpunk, quasi bladerunneriana. Gli attori si muovono in un´arena di luci come ad un rave party in cui la musica scatenante diventa conduttore di pensieri, parole, pulsioni represse.
La realizzazione scenotecnica è a cura di Gianluca Bosio; il disegno luci è di William Trentini. Una delle compagnie giovani più interessanti del panorama del teatro italiano contemporaneo è sicuramente Macelleria Ettore, che si muove sull’asse Milano-Trento producendo spettacolo molto interessanti; le loro produzioni nascono, nella quasi totalità dei casi, da una base letteraria di partenza che viene progressivamente scomposta, demolita e ricostruita dalla regista Carmen Giordano. La loro ultima produzione, Elektrika, prende spunto da uno dei miti che più hanno affascinato scrittori ed artisti, ovvero quello di Elettra. Portato prima da Sofocle e poi da molte altre personalità come Euripide, Hugo von Hofmanstahl e Richard Strauss, che ne ha fatto un’opera musicale; è proprio quest’ultima a rappresentare un motivo d’interesse per il gruppo, che decide così di muoversi sulla falsariga del teatro musicale e di inscenare un’opera contemporanea, avvalendosi dell’apporto della compositrice Mariastella Calconi, che ha costruito sulla partitura testuale della Giordano un tappeto musicale techno.
La scena è un enorme carillon, che risente un po’ dell’immaginario anni ’80: i due personaggi in scena (più la stessa Calconi, nei panni di dj-narratrice esterna), Oreste ed Elettra, sono coperti di strass e strizzano un po’ l’occhio, scenicamente, a un certo abbigliamento kitsch tipico della discomusic di quegli anni. I due protagonisti cantano il dramma, spostandosi con movimenti coreografati di grande interesse in questo spazio circolare; la loro danza è speculare ed è tenuta insieme dal fil rouge della loro parentela (fratello e sorella), qui esplicitata da un nastro che li tiene legati insieme e che Elettra cercherà di rompere durante il finale dello spettacolo. Una delle idee che la compagnia propone è la creazione di due piani di realtà: quello della musica, che corrisponde al mondo onirico, e quello, evidente soprattutto nel finale, del silenzio, per certi versi più “fantastico” ma di fatto più reale, del vero incontro tra i due; ciò crea una sensazione di straniamento che contribuisce però a creare un maggior feeling comunicativo tra quel che accade in scena e il pubblico.
< 14 NOVEMBRE ore 21.00 – FEDRA. DIRITTO ALL’AMORE – Produzione e anteprima nazionale nell’ambito del Festival.
Testo originale EVA CANTARELLA. Con GALATEA RANZI (Premio ELEONORA DUSE 2012), Regia CONSUELO BARILARI.. Ispirato all’atmosfera “noir” del film Phedra di J. Dassin del 1961. Nell’universo di questa nuova Fedra si intrecciano i linguaggi di Teatro e Cinema: la recitazione è cinematografica e la protagonista rivive un flash-back di tutta la vicenda in una sorta di confessione di fronte a ul terzo occhio di una telecamera nascosta.

Eva Cantarella, tra le più grandi studiose contemporanee della classicità, grecista da sempre attenta al femminile, docente di Diritto Greco e Romano, ci restituisce una versione drammaturgica moderna, che intende comunicare al pubblico l’importanza dell’influenza delle eroine classiche nell’immaginario collettivo anche contemporaneo. Eva Cantarella, avvalendosi di diverse interpretazioni mutuate da Euripide, dall’opera di D’Annunzio, da Seneca, da Racine, apre squarci molto interessanti per una riflessione sulla vita e sulla condizione delle donne dai tempi dell’antica Grecia ai nostri giorni e mette in luce l’importante funzione sociale del Teatro inteso come strumento anche di creazione giuridica, oltre che poetica in materia di Diritti.
Lo spettacolo rompe lo schema temporale della storia, e la scena si apre quando il fatto è già avvenuto: Ippolito è appena morto in un brutale incidente di macchina e scomparso tra i flutti dell’oceano e Fedra rivive un tormentato flash-back di tutta la vicenda.Fedra è prigioniera di uno spazio scenico delimitato da due grandi thulle, una “quarta parete” sul boccascena e un fondale, che l’avvolgono in un ambiente essenziale costruito da immagini filmiche, video scenografie, “emotional video” in sovrapposizioni visive e sonore che si fondono con la recitazione con effetti multimediali.
La recitazione è cinematografica: Fedra si muove in un “campo medio”, dove l’azione e il dramma sono sempre al centro dell’attenzione, di fronte a un terzo occhio, quasi un’immaginaria videocamera fissa che la spia costantemente, anche nelle emozioni più profonde, mentre l’ambiente è relegato al ruolo di sfondo.
<15 NOVEMBRE ore 21.00 – EROS E THANATOS di SERENA SINIGAGLIA. Con SALVATORE NICOSIA, SERENA SINIGAGLIA, SANDRA ZOCCOLAN
Spettacolo che racconta la passione della Sinigaglia per i classici del teatro greco. Serena racconta, introduce, collega, suggerisce, cerca; i due attori con lei, agiscono, recitano, per restituirci, ancora una volta intatta, la forza irresistibile di quelle parole.
“Questa conferenza spettacolo è un viaggio, il mio viaggio dentro le antiche parole che non accaddero mai ma furono sempre. E’ la storia di una passione. La mia. Per i “classici” del teatro greco. Con me, sul palco, due attori. Io racconto, introduco, collego, suggerisco, cerco. Loro, gli attori, agiscono, recitano, per estituirci, ancora una volta intatta, la forza irresistibile di quelle parole.
Sul mio braccio, un tatuaggio e una parola in greco antico che qui riporto in versione italiana: athanatos, immortale. Faccio teatro e non c’è autore che io preferisca ad Euripide.
Eros e thanatos, ecco le due parole chiave, naturalmente due parole greche. Amare è un’azione spirituale e carnale insieme. Amare parole scritte più di 2500 anni fa’ vuol dire viverle come fossero state scritte per te, oggi. Viverle. Amare è una forza vitale, sempre. E’ un atto organico che riempie i tuoi giorni di senso. Ecco, il paradosso che vivevo allora (non per colpa mia ma per colpa di un modo di intendere la scuola e l’apprendimento) era la schizofrenica scissione tra studio ed esperienza fisica diretta. Era una frustrazione sensuale e sessuale la mia. L’amore platonico mi lasciava totalmente insoddisfatta.
Ho paura di morire. Come tutti. Si vive per imparare a morire nella maniera migliore. La consapevolezza della morte rende urgenti le nostre vite, ci costringe a fare i conti con il valore della nostra vita. Ho paura di morire. Certo. Come tutti. Nelle loro parole ritrovo la strada, esse mi indicano la via, mi aiutano a riconoscere cosa è giusto, urgente e importante e cosa non lo è. Non si tratta di risposte facili a problemi difficili, si tratta di sentire pulsare l’umanità e potersi immergere nell’eternità. I classici ristabiliscono il giusto rapporto tra il mio piccolo e solitario io e l’assoluto. In una prospettiva laica e mai ideologica. Il no di Antigone, la rivolta di Medea, il grido soffocato di Andromaca, l’amore di Achille per Patroclo, la vendetta di Elettra, la crudeltà di Atena, il sacrificio di Meneceo, l’attesa fedele di Penelope, l’urlo finale di Agave… tutti attimi di vita vissuta o condivisa o talvolta anche sognata, che fanno di me la donna che sono e la parte chemi spetta nell’umanità.” Serena Sinigaglia
Conferenza/spettacolo
<16 NOVEMBRE ORE 21.00 IL MITO CONTEMPORANEO Con UMBERTO GALIMBERTI – Conduce VALERIA OTTONELLI. Letture MARCO AVOGADRO
Culto della giovinezza, idolatria dell’intelligenza, ossessione della crescita economica. E ancora: tirannia della moda, ansia della perfezione corporea, perfino l’accettazione della guerra come evento ineluttabile e manifestazione di coraggio, lealtà, spirito di sacrificio. Sono alcuni dei “falsi miti” di oggi con cui sono messi a confronto i Miti dell’antichità.
Valeria Ottonelli condurrà l’incontro in cui Umberto Galimberti ci parlerà del tema del Mito affrontato nel suo libro “I Miti del nostro tempo”, mentre Marco Avogadro ce ne leggerà alcuni estratti. Con questo libro Galimberti analizza il culto della giovinezza, l’idolatria dell’intelligenza, l’ossessione della crescita economica. E ancora: la tirannia della moda, l’ansia della perfezione corporea, perfino l’accettazione della guerra come evento ineluttabile e manifestazione di coraggio, lealtà, spirito di sacrificio. Sono i miti di oggi. O meglio, sono alcuni dei “falsi miti” che pervadono e plasmano la nostra società. Quelli che la pubblicità e i mezzi di comunicazione di massa propongono come valori e impongono come pratiche sociali, fornendo loro un linguaggio che li rende appetibili e desiderabili. Umberto Galimberti li passa in rassegna, li smonta, ne denuncia la natura ingannevole, mostrando come i falsi miti del mondo in cui viviamo siano in realtà “idee malate”, non avvertite come tali, e quindi tanto più capaci di diffondere i loro effetti nefasti senza trovare la minima resistenza. Un mito nasce quando i fatti e le pratiche di vita a cui si riferisce non sono formulati in un idioma appropriato. Demitizzarlo non significa negare quei fatti, ma restituirli al loro idioma. È necessario per questo un lavoro di svelamento e di smascheramento: un lavoro che da sempre ha visto i filosofi impegnati in prima linea, se è vero che la filosofia – almeno la migliore filosofia – è un continuo correttivo di idee stantie, divenute egemoni per forza d’abitudine, per eccesso di pratica e di condivisione, in fondo per la pigrizia del pensiero. Attraverso le letture di Marco Avogadro rievocheremo il Mito in tutte le sue forme.
<17 NOVEMBRE ore 21.00 – ECUBA Con IVANA MONTI
Le troiane ovvero il punto di vista dei vinti, la presa di posizione non solo contro tutte le guerre ma contro la violenza dei dominatori. Qui sono voci di donne: Andromaca, Ecuba, Cassandra, Elena Il punto di osservazione di coloro che hanno perso la guerra
Uno spettacolo contro la guerra raccontato attraverso la voce dei vinti che, persa la guerra a causa della menzogna e dell’inganno, sono consapevoli che subiranno le peggiori vendette ed umiliazioni. Sarà questo il filo conduttore di questo monologo su Ecuba di Ivana Monti. Tratto da Euripide, Ecuba propone il punto di osservazione dei troiani, di chi subirà le degradazioni e le offese frutto dell’arroganza dei vincitori.
«Considerando che Euripide è un autore greco e che quindi appartiene alle schiere dei vincitori – si legge nelle note di regia di Federico Magnano San Lio – il suo punto di vista risuona come una chiara presa di posizione non solo contro tutte le guerre “esportatrici di civiltà”, che gli uomini “civili” fanno in nome della giustizia e del progresso e che in realtà nascondono altri fini ed intenzioni, ma anche contro tutte le guerre in generale. Guerra come negazione della civiltà. Guerra come inizio della fine della civiltà e quindi dell’umanità. La condanna, oltre che per la violenza, è soprattutto per la cultura dominante che non offre, e non vuole offrire, alcun riscatto all’umanità dei vinti. Anzi, viene negata loro la possibilità di essere considerati “diversamente civili”, attribuendo così alle loro differenze l’insindacabile funzione di pericolo per l’umanità. Motivazione, questa, che autorizza anche la peggiore violenza contro il nemico ma che in realtà nasconde una natura assolutamente opposta e contraria alla sbandierata “civiltà” dei conquistatori; come risalta nelle parole di Andromaca: “Uomini d’Europa, voi disprezzate l’Africa e l’Asia e ci chiamate barbari, ma quando la cupidigia e la vanagloria vi portano da noi, saccheggiate, torturate, massacrate. Dove sono i barbari, allora, eh? E voi, Greci, così fieri della vostra umanità, dove siete?” Temi molto attuali che non hanno bisogno di sottolineature modernistiche e che mettono in luce i pericolosi e occultati fondamenti di quei comportamenti “civili” che negano il diritto all’esistenza di tutti gli essere umani.»
Con questo spirito contro la guerra, Ivana Monti, in questa rielaborazione del monologo per il Festival, approfondisce il testo con aggiunte da altri personaggi che hanno affilati premonitori: Andromaca, Cassandra, Giovanna d’Arco e molti altri fino ad arrivare al rogo delle streghe del 1.400-1.500. Tutte figure femminili protagoniste del desiderio di pace universale.
< 18 NOVEMBRE ore 21.00 – EDIPO, IL MASCHILE NEL MITO di ALBERTO BASSETTI. Con PAOLO GRAZIOSI.
Lo spettacolo delinea il profilo del Maschile nel Mito attraverso i topos di Guerra, Eros, Paura, Amore. Psiche nella tragedia classica attraverso i quali l’Eroe incontra la donna e il Femminile.

Paolo Graziosi, già Edipo per Mario Martone e Carlo Cecchi, si mostra in un crescendo di ritmo con le musiche di Purcell, Rossini, Leoncavallo e Stavinskij, e conduce il suo Edipo in una cavalcata di suggestioni poetiche e musicali nel profondo dell’intimo e nell’interiorità attraverso un continuo gioco di sdoppiamento tra il personaggio del Mito e l’Attore.
“Sì, ormai sono un Mito! Proprio come si dice di quegli Attori carismatici che informano di sé ogni personaggio che toccano. Un boato quando passo la porta della città, come l’applauso e le grida che riempiono un Teatro dove si assiste a qualcosa di veramente valido, diverso, insolito, emozionante: Unico! E a me piace essere Attore, recitare la parte del Salvatore, saluto e gongolo come mai in vita mia, perché il successo è un’ebbrezza, e dà alla testa, più del succo di Dioniso, il vino che rinfresca le nostre gole assetate di stupore e stordimento. Ma anche senza vino è ebbrezza essere chiamato Re, Re della Scena o Re di una Città: il Re di Tebe, Creonte, che tiene fede alla sua promessa”…
Così parla Edipo alla sua Antigone amata, immersi in un’atmosfera da varietà, a metà tra i personaggi del Mito e i comici dell’avanspettacolo, sono i testimoni del repertorio consumato all’infinito da una coppia di attori. In uno spazio meta teatrale i due s’incontrano in uno scambio continuo tra teatro e realtà.

