AMORI RUBATI

Omaggio a Dacia Maraini con 4 racconti teatrali di AMORI RUBATI: 4 spettacoli in due serate in cui Federica di Martino, Federica Ristani, Viola Graziosi, Lorenza Sorino fanno rivivere FRANCESCA, ANGELA, ANNA MARIN.
6 novembre - prima serata
- FRANCESCA diretto e interpretato da Federica di Martino da Cronaca di una violenza di gruppo
di Dacia Maraini
produzione Effimera Produzioni
Nel racconto Cronaca di una violenza di gruppo, la Maraini affronta il tema dello stupro collettivo, rappresentato attraverso i racconti dei protagonisti della vicenda: quello del prete che raccoglie la ragazzina sanguinante, il racconto di due degli adolescenti stupratori, il racconto del padre della vittima, quello del preside della scuola, quello di un altro degli stupratori e infine la versione dei fatti della testimone oculare la migliore amica della vittima che ha assistito a una parte della scena prima di cercare un aiuto mai arrivato, che rivela i dati reali della tragedia. La piccola vittima si chiama Francesca Gentili, ha tredici anni e vive da sola con il padre, un vecchio stanco e solo che non ha tempo per occuparsi di lei: una ragazzina allegra e povera che ride per niente e si veste come una bambina. E i compagni di scuola per questo la odiano. Tutti tranne uno: Mammolo, uno dei suoi futuri aguzzini, che «una volta si erano pure baciati a scuola (…) dietro la porta del cesso. Lo considera un poco come un fidanzato». Mammolo, il fidanzato-carnefice, invita le due ragazze ad un picnic al fiume. Loro lo seguono con i motorini e quando giungono sul posto trovano altri tre ragazzi ad aspettarli. Deborah allora decide di allontanarsi: «Io sarà che sono un poco più grande di Franci, sarà che ho fiuto … io ho sgamato e ho detto: andiamo via Franci, ti riporto io indietro, non mi piace l’atmosfera. Ma lei non aveva paura, lei pensava al suo Mammolo e degli amici se ne fregava. No, dice, io resto con Mammolo, tu vai se vuoi». Così, in un capanno abbandonato nel bosco, si consuma il dramma.
Lo stupro finisce con l’essere dimenticato e poi imputato ad altri. Perché dietro ai ragazzi c’era un adulto, uno venuto da fuori, «dalla grande città, dove gli stupri di gruppo sono abituali. In quanto alla testimonianza della vittima, purtroppo conta poco. A parte il fatto che si rifiuta di parlare e che dice di voler morire, la ragazza, lo ammette perfino il padre, è un poco ritardata». I ragazzini vengono rilasciati e premiati, e la piccola vittima dimenticata e messa da parte. Perché in fondo, in un modo o nell’altro, con quelle gonne lì, con quei vestiti lì, un poco se l’era cercata…In scena Federica Di Martino che, cambiando solo il cappello, diventa di volta in volta il prete che trova la ragazzina sanguinante sulla strada, due degli stupratori suoi compagni di scuola, il preside che, nuovo Ponzio Pilato, preferisce ignorare la cosa, e il padre forse la figura più commuovente nella sua incapacità di dare un senso alla cosa. Tutti, anche chi mente come i ragazzini, contribuiscono a tracciare il ritratto della vittima, creatura fragile, rovinata per sempre, nel suo inguaribile dolore
- ANGELA diretto e interpretato da Federica Restani da La notte della gelosia.
di Dacia Maraini
produzione Effimera Produzioni
Angela è una donna intrappolata in una relazione segnata da una violenza psicologica e fisica che scaturisce da una gelosia ossessiva. Il racconto esplora il paradosso emotivo della vittima che, nonostante gli abusi, ammette di provare ancora sentimenti per il carnefice, interrogandosi se l'attrazione non sia alimentata proprio dalla violenza stessa. L'opera denuncia come la passione venga spesso confusa con il possesso, trasformando l'amore in qualcosa di "rubato" e distruttivo.Angela invita a un gesto ribelle contro l’accettazione di essere considerate dei semplici oggetti da possedere, manipolare, distruggere. La storia di Angela ci ricorda che, come donna, deve sconfiggere non solo quell’abitudine ad assumere su di sé una responsabilità alla cura introiettata in secoli di storia, ma anche la colpa che prende voce attraverso «le parole di una religione che cementa un’antica misoginia – commenta Federica Restani – L’uomo in cui inciampa è travestito da “benedizione”, è un idolo che porta salvezza dalla solitudine, che dona felicità, che sottrae dall’oblio. La lotta di Angela per sottrarsi a una pretesa di possesso che fa leva sulla pietà e sul senso di colpa scritto nel DNA è ardua. Ma lo spirito di sopravvivenza, l’intuito che porta a preservare quel bene supremo che è la vita si rivelerà una chiave di volta in questa storia che auspichiamo serva a ciò che il teatro suggerisce sempre di fare: passare all’azione».
7 novembre - seconda serata
- ANNA diretto e interpretato da Viola Graziosi Tratto dal racconto Anna e il Moro;
di Dacia Maraini
regia e interpretazione Viola Graziosi
produzione Effimera Produzioni
Sono tutte storie di violenza, quelle narrate dalla Maraini in Amori rubati, come quella di Anna che s’innamora dell’uomo sbagliato, un cantante famoso e sadico che la riempie di botte. Anna ama il Moro, ma questo non basta a salvarle la vita: muore per niente, con le costole fracassate, le braccia e le gambe spezzate, il petto scavato dalla lama del coltello e del rasoio, il viso deturpato dai colpi.
Una musica di violino storpiata, un’anima in frantumi, anzi due.
Madre e figlia: un’unica voce. La separazione è strapiombo. La fine, buio: nessuna indulgenza. Cosa ci rende ciechi e ci impedisce di vedere? Chi, di noi, resiste, rimane inerte, complice? È una domanda che mi sono fatta più volte. Chi sono, dove sono, mentre la vita scorre attraverso di me.
La scena: una madre sulla soglia. La torba che è vita. Semi che possono crescere, oppure no.
Echi di voci, energia vitale, di Anna e i suoi sogni e poi il silenzio, e il rimbombo storpiato della voce di lui, cantante rock dalle mani violente.
Questo racconto di Dacia Maraini si ispira a una terribile storia vera che mi aveva molto colpito quando vivevo a Parigi. La giovane attrice in questione era, come me, figlia di un grande attore… E lui, il cantante famoso, è stato condannato, ma troppo poco.
Quando Federica Di Martino mi ha proposto di continuare il racconto degli Amori rubati affidandomi Anna che ha qualcosa di Ofelia e di Marie, ho capito che potevo farmi testimone.
Perché ancora il Teatro è la risposta: la culla, il ventre, la terra, la Madre. Qui possiamo imparare a guardare, senza paura. Un’attrice ci prende per mano e risorgiamo insieme dal dolore. Più forti e svegli nella nostra vita, che è il dono più prezioso che abbiamo.
Viola Graziosi - MARINA diretto e interpretato da Lorenza Sorino Tratto dal racconto Marina è caduta per le scale.
di Dacia Maraini
produzione Effimera Produzioni
Il giovane dottore Gianni Lenti si trova a curare più volte al pronto soccorso la diciassettenne Marina Savina, con lividi ed ecchimosi che dice di essersi procurata a causa d'incidenti domestici, come la caduta dalle scale. Temendo che si tratti in realtà delle conseguenze di percosse, il medico la segnala ai servizi sociali.
Un'assistente sociale si presenta a casa di Marina, ma vi trova soltanto il marito, che le racconta che sua moglie è spesso preda di crisi epilettiche che la fanno cadere. L'assistente è portata a credergli e non prende provvedimenti. Quando Marina torna a casa il marito si arrabbia con lei perché, parlando con i sanitari, non ha sostenuto di essere epilettica, ma poi l'abbraccia teneramente. Marina si abbandona tra le braccia dell'unica persona che, nonostante tutto, le dimostra affetto.
Lo spettacolo affronta con sensibilità e profondità il tema della violenza domestica, offrendo uno sguardo intimo sulla vittima e il suo percorso di alienazione.
Come sottolinea la sinossi dello spettacolo, “ogni storia ha un punto di vista, che è quello da dove la si guarda.” In questa vicenda, lo spettatore è invitato a osservare il mondo dal punto di vista di Marina, una donna che subisce violenza e la cui identità viene progressivamente definita e manipolata dallo sguardo del suo partner.
Lorenza Sorino, regista e interprete, racconta la storia di Marina con delicatezza e incisività, mostrando come l’amore, quando distorto e malato, possa diventare uno strumento di controllo e oppressione.
Come arrivare
Teatro Sociale di Camogli
Il Teatro Sociale di Camogli è un teatro italiano con sede a Camogli, nella città metropolitana di Genova. Si tratta di una delle sale più importanti della Liguria. L'edificio è sottoposto a vincolo di tutela e dichiarato di interesse nazionale dal 1996.
Piazza Giacomo Matteotti, 5, 16032 Camogli GE
