L'ASSAGGIATRICE DI HITLER
Silvia Gallerano / Alessia Giangiuliani

Nutrirsi è l'atto primordiale per eccellenza, la base stessa del restare in vita. Ma cosa accade quando ogni boccone nasconde la minaccia della fine? Nel gelido inverno del 1943, le campagne della Prussia Orientale fanno da sfondo a un meccanismo perverso: un gruppo di giovani donne viene reclutato per fare da scudo umano a colui che governa il Reich. Il loro compito quotidiano è testare le pietanze destinate al dittatore, trasformando il pasto in un'estenuante roulette russa. Al centro di questo incubo c'è Rosa Sauer, un alter ego teatrale che dà voce al segreto, a lungo custodito, della vera assaggiatrice Margot Wölk.
La vertigine del compromesso
Mentre il marito combatte e rischia la vita sul fronte russo, Rosa si ritrova intrappolata in un microcosmo femminile fatto di paure inconfessabili, repentine alleanze e spietate invidie, dinamiche destinate a inasprirsi drasticamente con l'arrivo dell'ufficiale Albert Ziegler. Tuttavia, il cuore pulsante dell'opera va oltre la cronaca storica per affacciarsi su un baratro etico: fino a che punto la disperata necessità di non morire ci rende conniventi con l'orrore? Lo spettacolo indaga quell'area grigia e profondamente umana in cui si scivola, quasi inavvertitamente, nella complicità con il Male assoluto.
Un'estetica nuda e vibrante
Trasponendo sul palcoscenico le atmosfere dell'acclamato bestseller letterario firmato da Rosella Postorino (qui anche co-autrice dell'adattamento insieme a Gianfranco Pedullà), il regista Sandro Mabellini compie una scelta radicale. La scena viene spogliata del superfluo per dare vita a una sorta di "cinema invisibile" ed evocativo. Il peso della narrazione è retto interamente dalle interpretazioni viscerali di Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani, amplificate dalle architetture sonore eseguite dal vivo da Marlene Fuochi. Luce, voce e fisicità si fondono così in un rito teatrale minimale ma di dirompente impatto emotivo.
Come arrivare
Teatro G. Modena
Il Teatro Gustavo Modena è lo storico teatro ottocentesco di Genova, situato in Piazza Gustavo Modena 3 nel quartiere di Sampierdarena. Gestito dal Teatro Nazionale di Genova, offre una capienza di quasi 500 posti con una caratteristica sala a ferro di cavallo e ospita una ricca stagione di prosa e spettacoli dal vivo.
P.zza Gustavo Modena, 3, 16149 Genova GE
LA CLASSE
Di Fabiana Iacozzilli | Primo capitolo della Trilogia del Vento
"La classe" è un suggestivo docupuppets teatrale, un rito collettivo sospeso tra la memoria e la finzione scenica che fa muovere attori in carne e ossa accanto a marionette di legno. Lo spettacolo trae ispirazione e si colloca idealmente in quel solco tracciato da capolavori come La Classe morta di Tadeusz Kantor e I cannibali di George Tabori.
La Trama e la Poetica
Al centro della narrazione ci sono i ricordi d’infanzia legati agli anni della scuola elementare trascorsi presso l'istituto religioso "Suore di carità", dominati dalla figura di Suor Lidia. La religiosa è l’unica presenza interamente viva sul palcoscenico: un’osservatrice implacabile e invisibile agli occhi dei pupazzi, che delimita i confini di un microcosmo rigidamente governato dalla paura e dalla disciplina.
Gli adulti, ridotti a evocativi fantocci di legno creati da Fiammetta Mandich, rivivono i traumi e il timore delle punizioni corporali muovendosi in modo calibrato e privo di pathos sopra lunghi tavolacci. Questi elementi scenici si prestano a molteplici e inquietanti interpretazioni: banchi di scuola, tavoli da macello o superfici per esperimenti scientifici ormai lontani nel tempo.
Il panorama emotivo è immerso in un silenzio quasi totale, spezzato soltanto da suoni minimi ma carichi di tensione:
- Il fruscio incessante delle matite sul foglio.
- Il respiro profondo dei compagni di classe.
- I passi dei genitori, evocati solo graficamente e poi subito cancellati da lavagne sbiadite.
Proprio all'interno di questo rigoroso rito teatrale emerge un barlume di luce: il momento esatto in cui la maestra affida alla piccola Fabiana la regia di una scenetta per la recita scolastica, sancendo, forse, l'inizio precoce di una vocazione artistica. In questo modo la memoria si trasforma in teatro, diventando il luogo ideale in cui passato e presente si fondono per raccontare come l’autorità e la curiosità infantile formino la nostra percezione del mondo.
Riconoscimenti e Premi
Presentato in prima nazionale al Romaeuropa Festival 2018, lo spettacolo ha riscosso un eccezionale successo di critica e pubblico, ottenendo importanti premi nel corso del 2019:
- Premio UBU 2019: Vincitore per il Miglior progetto sonoro (curato da Hubert Westkemper) e nomination come Miglior spettacolo di teatro, Migliore regia e Miglior scenografia.
- Premio della Critica ANCT 2019: Vincitore come miglior spettacolo dell'anno.
- In-Box 2019: Vincitore del festival.
- Bando CURA 2018: Vincitore delle residenze interregionali.
Una produzione: Cranpi, La Fabbrica dell'Attore-Teatro Vascello Centro di Produzione Teatrale, Carrozzerie n.o.t, con il contributo del MiC - Ministero della Cultura
