OCEANO NOX
Di Gaddo Flego e Annika Fulda

In perfetta risonanza con il tema di questa edizione del Festival, lo spettacolo esplora il volto più oscuro e insondabile dell'elemento liquido. Qui l'acqua non disseta e non purifica: è un confine freddo, un abisso democratico che misura la nostra fragilità.
Tratto da nudi fatti di cronaca avvenuti nel maggio del 2024, Oceano nox smonta la retorica dell'eroismo per portarci nel cuore pulsante e caotico di un'operazione di soccorso in mare condotta da una ONG. Il testo, magistralmente scritto da Gaddo Flego e Annika Fulda, frammenta l'azione attraverso due lenti umane diametralmente opposte, restituendo allo spettatore un'esperienza teatrale immersiva e lacerante.
La distanza della ragione e il contatto con la paura
Sul palco si consuma la dicotomia di quella notte. Da una parte c'è Giovanni, medico rimasto sul ponte del veliero: il suo è uno sguardo zenitale, costretto alla lucidità, al calcolo delle distanze e alla gestione razionale di un'emergenza che sfugge di mano. Dall'altra c'è Amrei, scesa su un piccolo mezzo di salvataggio per raggiungere la lancia libica alla deriva. La sua è una prospettiva rasoterra, fisica, fatta di mani tese, sguardi terrorizzati e corpi ammassati.
I due attori, Andrea Nicolini ed Elisabetta Mazzullo, diretti con mano sicura e tesa da Tommaso Garré, non mettono in scena il trionfo della salvezza, ma l'urto contro i limiti umani. Il tempo che scivola via inesorabile. Il dubbio logorante. L'impossibilità di fare miracoli.
Un'assenza che diventa ferita
Il fulcro emotivo della rappresentazione non è chi si salva, ma chi viene inghiottito dal mare. La morte di un uomo in quella notte del 6 maggio smette di essere un numero da bollettino e si trasforma in una domanda bruciante rivolta alla platea.
Oceano nox è teatro civile allo stato puro, crudo e privo di autoassoluzioni. Un'opera necessaria che usa il palcoscenico come argine contro l'oblio, ricordandoci quanto pesi il nome di un singolo essere umano perso tra le onde.
Come arrivare
Teatro G. Modena
Il Teatro Gustavo Modena è lo storico teatro ottocentesco di Genova, situato in Piazza Gustavo Modena 3 nel quartiere di Sampierdarena. Gestito dal Teatro Nazionale di Genova, offre una capienza di quasi 500 posti con una caratteristica sala a ferro di cavallo e ospita una ricca stagione di prosa e spettacoli dal vivo.
P.zza Gustavo Modena, 3, 16149 Genova GE
LA CLASSE
Di Fabiana Iacozzilli | Primo capitolo della Trilogia del Vento
"La classe" è un suggestivo docupuppets teatrale, un rito collettivo sospeso tra la memoria e la finzione scenica che fa muovere attori in carne e ossa accanto a marionette di legno. Lo spettacolo trae ispirazione e si colloca idealmente in quel solco tracciato da capolavori come La Classe morta di Tadeusz Kantor e I cannibali di George Tabori.
La Trama e la Poetica
Al centro della narrazione ci sono i ricordi d’infanzia legati agli anni della scuola elementare trascorsi presso l'istituto religioso "Suore di carità", dominati dalla figura di Suor Lidia. La religiosa è l’unica presenza interamente viva sul palcoscenico: un’osservatrice implacabile e invisibile agli occhi dei pupazzi, che delimita i confini di un microcosmo rigidamente governato dalla paura e dalla disciplina.
Gli adulti, ridotti a evocativi fantocci di legno creati da Fiammetta Mandich, rivivono i traumi e il timore delle punizioni corporali muovendosi in modo calibrato e privo di pathos sopra lunghi tavolacci. Questi elementi scenici si prestano a molteplici e inquietanti interpretazioni: banchi di scuola, tavoli da macello o superfici per esperimenti scientifici ormai lontani nel tempo.
Il panorama emotivo è immerso in un silenzio quasi totale, spezzato soltanto da suoni minimi ma carichi di tensione:
- Il fruscio incessante delle matite sul foglio.
- Il respiro profondo dei compagni di classe.
- I passi dei genitori, evocati solo graficamente e poi subito cancellati da lavagne sbiadite.
Proprio all'interno di questo rigoroso rito teatrale emerge un barlume di luce: il momento esatto in cui la maestra affida alla piccola Fabiana la regia di una scenetta per la recita scolastica, sancendo, forse, l'inizio precoce di una vocazione artistica. In questo modo la memoria si trasforma in teatro, diventando il luogo ideale in cui passato e presente si fondono per raccontare come l’autorità e la curiosità infantile formino la nostra percezione del mondo.
Riconoscimenti e Premi
Presentato in prima nazionale al Romaeuropa Festival 2018, lo spettacolo ha riscosso un eccezionale successo di critica e pubblico, ottenendo importanti premi nel corso del 2019:
- Premio UBU 2019: Vincitore per il Miglior progetto sonoro (curato da Hubert Westkemper) e nomination come Miglior spettacolo di teatro, Migliore regia e Miglior scenografia.
- Premio della Critica ANCT 2019: Vincitore come miglior spettacolo dell'anno.
- In-Box 2019: Vincitore del festival.
- Bando CURA 2018: Vincitore delle residenze interregionali.
Una produzione: Cranpi, La Fabbrica dell'Attore-Teatro Vascello Centro di Produzione Teatrale, Carrozzerie n.o.t, con il contributo del MiC - Ministero della Cultura
